Essere presenti su Internet vuol dire mettere a disposizione di tutti gli utenti, a livello mondiale - alcune informazioni o servizi accessibili 24 ore su 24. In pratica, si tratta di divenire content provider (fornitore di contenuti, cioè informazioni) o service provider (fornitore di servizi).
Come già visto nel capitolo precedente, i requisiti per essere presenti sono minimali, e ciò spiega l'enorme numero di pagine Web esistenti al mondo, in continua crescita esponenziale. Ricordiamoli:
Naturalmente, entrambi i requisiti possono essere acquistati sul mercato a costi relativamente contenuti (ovviamente dipende dalla qualità del servizio che si riceve). E non necessariamente devono essere acquistati dallo stesso fornitore; per esempio, potrei:
Normalmente, comunque, queste tre funzioni sono offerte da un unico fornitore: ma si sappia che sono disponibili tutte le combinazioni possibili. Per esempio, IBM offre il servizio di accesso tramite la società Intesa (che ha nodi disponibili su tutto il territorio nazionale), mentre offre servizi di hosting e di consulenza tramite la struttura Bluenet e, a richiesta, la realizzazione di pagine Web "ad hoc" per il cliente. Naturalmente, più sono sofisticati i servizi ed i contenuti che si vogliono mettere a disposizione e più le competenze richieste crescono (come vedremo trattando delle successive fasi, Intranet e commercio elettronico).
In genere, in questa fase, ci si limita a predisporre una propria home page (vedi paragrafo successivo) utilizzando l'HTML integrato, eventualmente, da programmi Java. Chi intende realizzare in proprio tali servizi deve anche predisporre la parte server dei vari protocolli usati (HTTP, FTP, mail, IRC, ecc.), come vedremo nel resto di questa guida.
Con il termine home page si indica una pagina del World Wide Web che costituisce l'indice generale e il punto di ingresso di un sito o di una sua parte, omogenea per autore o per argomenti trattati. Essa è quindi la pagina che vedete comparire quando inserite l'indirizzo base di un computer (esempio: http://www.ibm.it) o dell'area di un'organizzazione o di un singolo individuo (esesempio: http://bluenet.ibm.it/dittaxyz). All'interno della home page sono posti i rimandi che permettono di "addentrarsi" nelle altre pagine.
Moltissimi utenti, dopo una prima fase di accesso in cui sono semplicemente fruitori dei servizi della rete, desiderano essere presenti creando una propria home page, in modo da disporre di una propria "casa virtuale" nella quale si può essere visitati dai "navigatori" di tutto il mondo.
Per i singoli utenti, la home page viene solitamente usata per presentare se stessi, parlare dei propri hobby, mettere a disposizione degli altri informazioni o materiale utile o divertente, e sbizzarrirsi nel comunicare con gli altri.
Le home page aziendali sono generalmente più interessanti e ricche di contenuti. Costituiscono una sorta di "vetrina virtuale" tramite cui la azienda si presenta a clienti (o potenziali tali), dipendenti, collaboratori e fornitori. Una tipica home page aziendale, oltre a presentare il logo dell'azienda e le informazioni per poterla contattare, contiene tutti i rimandi per accedere a:
Ma per le aziende Internet offre molto di più: la possibilità di vendere direttamente in rete i propri servizi e prodotti, come vedremo nell'apposito capitolo sul commercio elettronico.
Per poter essere ritrovati, dovete diffondere il più possibile la vostra home page o comunicandola direttamente ai potenziali utenti o, meglio, registrandola nei vari motori di ricerca in modo che possa essere ritrovata dai "navigatori" interessati.
Comunque, chi volesse accedere direttamente al sito di una determinata azienda italiana senza conoscerne l'indirizzo Web, ha ampie possibilità di successo inserendo un indirizzo con la seguente struttura: http://www.nomeazienda.it (sostituendo a nomeazienda il nome dell'azienda cercata). Per esempio, se si sta cercando la filiale italiana di IBM, basterà specificare nel Web browser l'indirizzo: http://www.ibm.it (o http://www.ibm.com per contattare direttamente la casa madre americana). Se invece una azienda viene citata in un documento Web (come questo), molto spesso al suo nome viene associato il rimando al relativo sito e basterà cliccarvi sopra con il mouse (per esempio: IBM Education & Training).
Come già detto, per creare la propria home page è necessario per prima cosa disporre di uno spazio fisico in cui collocarla, ossia di un'area sul disco di un computer che sia connesso in permanenza alla rete, con un collegamento dedicato. Se si dispone di un semplice accesso via modem, va subito detto che non si può creare la propria home page direttamente sul proprio computer, in quanto esso fa parte della rete solo quando voi siete collegati, e quindi - anche ammettendo di predisporre le cose per bene - la vostra pagina non sarebbe raggiungibile quando non siete collegati. È necessario quindi chiedere al proprio provider uno spazio sulle sue macchine; certi provider lo includono nel prezzo del collegamento, molti altri invece richiedono una quota aggiuntiva, per cui se ci tenete ad avere la vostra pagina questo può essere un elemento da valutare nella scelta del provider.
Oltre a questo, sul computer dove creerete la vostra pagina deve essere in funzione un programma server per il protocollo HTTP; ne esistono per tutti i sistemi operativi, dallo Unix a Windows. Ovviamente, quando tale programma non è in esecuzione, nessuno può leggere le vostre pagine, anche se il computer è connesso alla rete. In generale, comunque, non sarete voi ad occuparvi dell'installazione e del funzionamento di tale programma: se inserirete le vostre pagine su di un computer (sito) in cui ve ne sono già altre, sicuramente esiste un webmaster (amministratore delle pagine Web del sito) che si prende cura degli aspetti tecnici, e a cui potrete comunque rivolgervi per aiuto e chiarimenti. Dopo di ciò, dovete soltanto scrivere (o far scrivere) le vostre pagine e porle nello spazio di cui disponete.
Per i singoli utenti che vogliono creare la propria home page: se disponete di un account su di una macchina Unix, vi conviene creare nella vostra home directory (quella in cui vi trovate quando vi collegate alla macchina) una directory denominata public_html; in questo modo potrete richiamare le pagine che inserirete in tale directory con la sintassi
http://nomemacchina/~nomeutente/
Ad esempio, se il computer si chiama www.pippo.it e il vostro login è paperino, un ipertesto denominato pagina.html posto nella directory public_html corrisponderà all'URL
http://www.pippo.it/~paperino/pagina.html
Esistono al momento alcuni siti che forniscono gratuitamente spazio
per mettere in linea le proprie pagine WWW. Il più noto e frequentato
di essi è Geocities (http://www.geocities.com
). Ovviamente, le modalità di inserimento delle pagine e di prenotazione
degli spazi in questo tipo di siti sono molto variabili; è necessario
leggere le opportune indicazioni in loco.
Dopo esservi procurati lo spazio in cui inserire i vostri ipertesti, non vi resta che scriverli. Su Internet, gli ipertesti vengono generati tramite un particolare linguaggio detto HTML (HyperText Markup Language): una possibilità per generare ipertesti è quindi quella di apprendere tale linguaggio, aspetto di cui si tratterà più approfonditamente nel prossimo paragrafo. Attualmente, comunque, sono stati prodotti innumerevoli programmi che permettono di scrivere gli ipertesti come se si trattasse di normali documenti, all'interno di una specie di word processor; il programma si occupa poi automaticamente di "tradurre" il vostro documento nel linguaggio HTML.
In questo ambito rientra Netscape Navigator Gold, una versione particolare di Netscape che include, oltre alle normali possibilità di navigazione, anche un editor di pagine Web. Notevolmente interessante è anche Lotus WordPro (contenuto nella Lotus SmartSuite) che, oltre ad essere un eccellente word processor con cui stendere sofisticati documenti compatibili con gli standard più diffusi (.doc per Word, .wpf per WordPerfect, .sam per AmiPro, ecc.) consente di salvarli direttamente in formato HTML; inoltre Lotus WordPro è anche uno dei pochi prodotti che consente di convertire file HTML in tutti i formati più diffusi (per inciso, i vari formati in cui questa guida viene distribuita sono stati ottenuti facilmente utilizzando proprio Lotus WordPro).
In alternativa, esistono programmi meno evoluti, ossia normali editor di testo a cui sono state aggiunte opzioni di menu che inseriscono automaticamente le istruzioni HTML; per utilizzarli è quindi opportuno masticare un po' di HTML, ma non sarà necessario conoscerlo a fondo come invece si deve fare avendo a disposizione soltanto un editor di testo. Il più comodo programma di questo tipo è HTML Writer, soprattutto perchè incorpora anche una funzione di conversione delle lettere accentate molto utile per gli autori italiani. Altri editor HTML consigliati in rete sono HotDog Pro, WebEdit e Internet Assistant for Word.
Dopo avere in qualche modo generato i vostri ipertesti, sarà sufficiente salvarli nel vostro spazio in rete perchè essi siano immediatamente visibili tramite browser, digitando l'indirizzo giusto. Non sarà necessario null'altro.
Gli ipertesti HTML sono normali file di testo ASCII, che possono essere modificati ad esempio con il Blocco Note (Notepad) di Windows, oppure con un qualsiasi word processor caricando e salvando i file in formato "Solo testo". Tuttavia, all'interno del testo sono previste delle tag (istruzioni), racchiuse tra i caratteri < e >, che permettono di modificare l'aspetto del testo in modo che, quando il file viene caricato da un browser, venga visualizzato con l'impaginazione e le caratteristiche desiderate. Ad esempio, il seguente brano:
La <B>corrente elettrica</B> deriva da un moto di cariche.
viene visualizzato da un browser nel modo seguente:
La corrente elettrica deriva da un moto di cariche.
In questo brano, si può notare l'utilizzo della tag B (Bold, ossia "neretto") per creare alcune parole in neretto; la parte che verrà evidenziata è compresa tra la tag di apertura <B> e la tag di chiusura (uguale a quella di apertura, ma preceduta da /) </B>. Per il resto, il testo contenuto nel file è esattamente quello che verrà visualizzato.
Esistono ovviamente un grande numero di tag; alcune di esse richiedono una "apertura" e una "chiusura", come nel caso di B, e modificano il senso o l'aspetto del testo racchiuso all'interno; altre sono tag vuote, ossia poste in un punto e prive di tag di chiusura, e servono a creare un oggetto particolare o a svolgere una operazione in quel punto del documento (ad esempio la tag <HR> è vuota e serve a creare una riga orizzontale). Molte tag possiedono degli attributi, ossia dei parametri modificando il cui valore è possibile variare il risultato. Ad esempio, la suddetta tag <HR> dispone dell'attributo WIDTH, che ne modifica la larghezza, dell'attributo SIZE, che ne modifica l'altezza, e dell'attributo ALIGN, che ne modifica la posizione; se quindi la tag <HR> da sola (ossia, utilizzando per i vari attributi i valori di default) genera questo risultato:
Se non si dispone di un programma che genera automaticamente un file HTML partendo da un documento impaginato, è necessario conoscere le varie istruzioni. Bisogna anche tener presente un particolare problema, tipico delle pagine in italiano (e che molti ignorano): poichè il linguaggio HTML è stato pensato per utenti anglosassoni, le lettere accentate (e altri caratteri e simboli che non sono standard in tutto il mondo) devono essere codificate con particolari espressioni in modo da poter essere lette correttamente da tutti gli utenti; se ci si limita a inserire lettere accentate nel documento senza codificarle, non è garantito che esse siano sempre mostrate correttamente. I programmi Html Writer, oltre ai più professionali Netscape Navigator Gold e Lotus WordPro, incorporano una comoda funzione di conversione dei caratteri estesi codificando tutte le lettere accentate e gli altri caratteri particolari (per esempio la è accentata, viene codificata come è).
L'insegnamento dell'HTML va oltre gli scopi di questa guida, anche se nel seguito di questo capitolo verranno forniti alcune utili informazioni su aspetti particolari di tale linguaggio, che spesso tendono a venire trascurati dai manuali. Per comprendere completamente i paragrafi che seguono è probabilmente necessario avere acquisito un po' di dimestichezza tecnica con i comandi dell'HTML e con le funzioni trattate: difatti il loro scopo non è quello di insegnare come, tecnicamente, realizzare le possibilità indicate, ma piuttosto quello di spiegare quando conviene farlo e come farlo al meglio.
Allo scopo di imparare le basi tecniche dell'HTML, difatti, si possono
trovare in rete vari manuali. Conviene fare riferimento o alla specifica
sezione
degli indici di Yahoo! o al sito ufficiale del W3C
,
incaricato di definire gli standard del linguaggio.
Oltre a questi indirizzi, per le caratteristiche avanzate di Netscape
2 e compatibili (riquadri, script...) il sito di riferimento è la
home page della Netscape (http://home.netscape.com
).
Contrariamente a quanto si crede, l'aspetto di un ipertesto non è univocamente determinato dal file HTML, ma dipende fortemente dal browser che si sta usando per visualizzarlo. L'autore di un ipertesto ha una libertà abbastanza scarsa nell'impaginazione del documento: si pensi che, allo stato attuale delle cose, non esiste alcun modo di giustificare (allineare su entrambi i lati) un documento, e neanche di creare tabelle di larghezza del tutto predefinita. Questo deriva da un problema più generale, che è quello di rendere leggibili ed utilizzabili gli ipertesti da parte di qualsiasi tipo di computer l'utente stia utilizzando. Ad esempio, si pensi che ogni volta che in un ipertesto si desidera andare a capo è necessario inserire una particolare tag, mentre non è sufficiente inserire un Invio nel corpo del testo: questo perchè i codici di controllo per andare a capo possono variare da computer a computer, pregiudicando così la leggibilità del testo.
Per questo motivo, è anche bene che l'autore di pagine WWW si ponga il problema di come appaiano i suoi ipertesti per tutti i possibili utenti: non solo per chi si collega con Netscape 2 e un monitor a 16 milioni di colori, ma anche per chi si collega da Unix o tramite un terminale 3270, quindi senza la possibilità di vedere grafica, oppure per chi si collega con un vecchio computer capace di visualizzare soltanto 16 colori a bassa risoluzione, oppure per chi utilizza altri programmi (WebExplorer, Internet Explorer) che non supportano tutte le istruzioni implementate in Netscape. Specialmente se ci si sta rivolgendo ad un pubblico generico, è bene prevedere che le proprie pagine siano perlomeno leggibili, anche se magari non perfette, anche per chi si collega con programmi o computer meno potenti.
In particolare, Netscape 2 rende disponibili varie estensioni all'HTML standard, come ad esempio i frame, che non sono leggibili da altri browser: è bene quindi progettare le cose in modo che le pagine siano ugualmente funzionanti anche per chi usa altri programmi.
Prima di passare alla realizzazione tecnica delle singole pagine e specialmente se si ha intenzione di creare un sito complesso, è molto importante pianificare una minima organizzazione del sito. È opportuno che la home page vera e propria sia molto breve e contenga soltanto un indice dei contenuti del sito, in modo che essa possa venire caricata velocemente e che l'utente possa poi richiamare soltanto le pagine che gli interessano. Se è vero che una pagina graficamente scarna non fa un bell'effetto, è anche vero che una pagina con molte immagini è lenta da caricare, e può facilmente spazientire gli utenti: bisogna quindi trovare il giusto bilanciamento tra la grafica e la pesantezza. Analogamente, nel caso si debba inserire una pagina molto lunga (più di 30 - 40 KB), è bene valutare se non sia il caso di spezzarla in più piccole pagine collegate tra loro, magari con un indice; volta per volta occorre valutare se è meglio avere molti file piccoli che un solo file grosso.
Infine, è opportuno cercare di avere una struttura "verticale" del sito piuttosto che "orizzontale", ossia creare molte sottodirectory ciascuna contenente pochi file, tra cui un index.html, invece di avere una sola directory con un grande numero di file. Questo, oltre a facilitare la vostra manutenzione del sito (difatti tutte e sole le pagine relative allo stesso argomento si troveranno nella stessa directory), vi permetterà di semplificare anche gli indirizzi. Ricordate infine che i file denominati index.html possono essere richiamati con indirizzi più semplici (basta il nome della directory), per cui è bene sfruttare questa possibilità e porre un file index.html in ogni directory.
Un'altra buona abitudine nell'organizzazione di un sito è quella di creare all'interno della directory radice del sito una sottodirectory denominata images (o nomi simili) in cui porre tutte le immagini che compaiono più volte nel sito (tipicamente le icone). In questo modo, saprete subito dove andare a ritrovare le vostre immagini, e quando dovrete creare i documenti HTML saprete immediatamente dove sono memorizzate; inoltre, il link per richiamare l'immagine sarà sempre <IMG SRC="/images/... (o <IMG SRC="/~nomeutente/images/..., indipendentemente dal livello di profondità della directory in cui sarà posta la pagina, e potrete così brutalmente copiare e incollare i riferimenti alle immagini senza dovervi preoccupare di altro.
E' opportuno capire e applicare la differenza fra gli indirizzi relativi e gli indirizzi assoluti (o pienamente referenziati - in inglese fully qualified). Un indirizzo di tipo assoluto è un vero e proprio URL completo, che inizia con il metodo http e via di seguito. Un indirizzo relativo, invece, è un semplice nome di file. Quando create nella vostra pagina un rimando e inserite come destinazione del rimando (attributo HREF della tag A, ma anche attributo SRC delle tag IMG e FRAME...) un indirizzo assoluto, il browser, quando il rimando sarà selezionato, tenterà di prelevare l'oggetto all'indirizzo indicato, e restituirà un errore se non lo troverà. Se invece l'indirizzo è relativo, il browser cercherà il file indicato nella directory corrente.
Qual è la differenza? Semplice: un insieme di pagine contenute nella stessa directory e collegato al proprio interno esclusivamente tramite indirizzi relativi funzionerà indipendentemente dal sito e della directory in cui viene memorizzato, e potrà facilmente essere spostato, replicato su altri siti, distribuito come archivio ZIP (funzionerà persino se caricato dall'hard disk in assenza di un collegamento di rete). Se invece gli indirizzi fossero assoluti, anche solo la modifica del nome della directory in cui i file sono contenuti costringerebbe a modificare tutti i rimandi contenuti nelle pagine. D'altra parte, l'uso di un indirizzo assoluto permette di far sì che, dovunque venga memorizzato il documento, l'indirizzo richiamato sia sempre lo stesso. Per fare un esempio, i rimandi contenuti in questa guida sono tutti di tipo relativo.
Oltre agli indirizzi assoluti e relativi, è possibile fornire anche indirizzi "semirelativi", ossia indipendenti dal sito ma dipendenti dalla directory. Questo tipo di indirizzi inizia con la barra diagonale /, e indica che il percorso seguente si intende a partire dalla directory radice del sito. Ecco qualche esempio: supponendo che la pagina in cui sono contenuti i seguenti rimandi abbia indirizzo
http://www.pippo.it/tv/programmi/guida.html
varranno le seguenti equivalenze:
Rimando HTML: <A HREF="elenco.html">
Indirizzo richiamato: http://www.pippo.it/tv/programmi/elenco.html
Rimando HTML: <A HREF="">
Indirizzo richiamato: http://www.pippo.it/tv/programmi/
Rimando HTML: <A HREF="..">
Indirizzo richiamato: http://www.pippo.it/tv/
Rimando HTML: <A HREF="/images/ball.gif">
Indirizzo richiamato: http://www.pippo.it/images/ball.gif
Rimando HTML: <A HREF="http://www.pluto.it/~paperino/">
Indirizzo richiamato: http://www.pluto.it/~paperino/
I primi tre rimandi sono di tipo relativo, e, dovunque sia memorizzata la pagina guida.html, porteranno rispettivamente al file elenco.html posto nella stessa directory, al file index.html posto nella stessa directory e al file index.html posto nella parent directory. Il quarto rimando è semirelativo: se la pagina fosse memorizzata, invece che su www.pippo.it, in un qualsiasi punto del sito www.etabeta.it, l'indirizzo richiamato sarebbe http://www.etabeta.it/images/ball.gif (stesso percorso, ma sito diverso). Il quinto rimando è assoluto: in qualsiasi parte del mondo sia memorizzata la pagina chiamante, l'indirizzo richiamato sarà sempre quello.
Per prima cosa, un fatto che spesso sconcerta i principianti: le immagini, a differenza del testo, non fanno parte del documento HTML; in esso è contenuto semplicemente un "rimando", effettuato tramite la tag IMG, che dice al browser di inserire in quel punto l'immagine memorizzata ad un determinato indirizzo (che può anche appartenere ad un sito diverso da quello su cui è posto il documento!). È quindi necessario procurarsi le immagini a parte, oppure disporre di un programma di grafica che permetta di crearsele - anche se la creazione di buone immagini richiede abilità e strumentazione professionale.
A parte questo, è importante tenere presenti alcune questioni fondamentali. Innanzi tutto, evitate di inserire immagini troppo grandi o in quantità eccessiva: renderanno inutilmente pesante e lunga da caricare la pagina, e gli utenti casalinghi o con collegamenti più lenti saranno fortemente tentati di interrompere il caricamento e rinunciare alla visita della pagina. È bene cercare di sfruttare il più possibile altri strumenti forniti dall'HTML o dalle estensioni di Netscape - come la possibilità di modificare colore e dimensioni dei caratteri con la tag FONT, la possibilità di cambiare il colore dello sfondo e dei link con gli attributi della tag BODY, o i metodi di impaginazione forniti dall'uso di tabelle senza bordo visibile - piuttosto che riempire la pagina di immagini.
Può spesso essere più veloce inserire al posto di tante piccole immagini una grande immagine che le contiene tutte, magari resa cliccabile con l'attributo ISMAP o USEMAP (in questo caso, tenete presente che sarà impossibile cliccare il link con alcuni browser e tutti i browser in solo testo sono messi fuori gioco); d'altra parte, è anche un'ottima cosa avere tante piccole immagini se intendete poi "riciclarle" nelle varie pagine del sito, in quanto esse saranno caricate una volta sola: magari, "montando" gli stessi blocchi in modo diverso nelle varie pagine potrete ottenere effetti gradevoli senza appesantire troppo il tutto. Oltre a questo, l'uso dell'attributo ALIGN di IMG permette una discreta varietà di impaginazioni e allineamenti tra immagine e testo.
Ricordate poi di inserire sempre le dimensioni dell'immagine nella tag, grazie agli attributi HEIGHT e WIDTH: questo permetterà al browser di mostrare il resto della pagina caricando poi l'immagine in un secondo tempo, mentre in caso contrario l'utente sarà costretto ad attendere il caricamento dell'immagine prima di poter leggere il testo posto dopo di essa.
Inoltre, non è necessario che le immagini inserite nella pagina siano fisicamente memorizzate all'interno dello stesso sito che ospita la pagina stessa, anche se ciò è bene per evitare eccessive disparità di velocità di caricamento tra testo e immagini (il cosiddetto net-lag). Tuttavia, se inserite nel vostro sito immagini prese altrove, indipendentemente da dove esse siano memorizzate, assicuratevi di avere l'autorizzazione del loro autore o possessore.
Ricordate infine che è possibile utilizzare alcune caratteristiche particolari del formato di immagine GIF, come la trasparenza o l'animazione, come vedremo nel prossimo paragrafo.
Il formato di immagini GIF (Graphic Interchange Format), nella sua versione più recente (GIF89a), include un grande numero di opzioni che solo negli ultimi anni o mesi hanno cominciato a venire utilizzate e implementate in tutti i programmi (sebbene tale formato risalga al 1989). Alcune di queste opzioni sono di grande importanza all'interno delle pagine del WWW.
Un primo tipo di GIF, ormai di uso comune, è il GIF trasparente. Si tratta di una normale immagine in cui uno dei colori viene definito come colore di fondo (background color). Quando l'immagine viene visualizzata da un browser che supporta questa caratteristica - ormai quasi tutti i browser esistenti lo fanno - tutti i punti (pixel) del colore selezionato come fondo vengono visualizzati come "trasparenti", ossia lasciano apparire il puntino corrispondente dell'immagine "sottostante", che tipicamente è lo sfondo, grigio o specificato dall'autore, della pagina. In questo modo, si possono creare delle immagini che non hanno forma quadrata, ma si integrano gradevolmente con il fondo.
Un secondo tipo di GIF interessante è il GIF interlacciato; si tratta di una immagine memorizzata in un modo particolare, ossia non in ordine, dall'alto verso il basso, ma invece memorizzando prima una versione approssimata dell'immagine, e dopo di essa successive integrazioni che permettono poi di ricavare la versione completa. In questo modo, un browser che riceve l'immagine dalla rete può cominciare subito a visualizzare la versione approssimata, anche se ha ricevuto soltanto una frazione del file GIF; man mano che arrivano le successive parti, il browser provvede a ridefinire meglio l'immagine, realizzando così quell'effetto di progressiva "messa a fuoco" dell'immagine che è comune sul WWW, almeno per le immagini di grosse dimensioni. Tenete presente che questa opzione è disponibile solo per il formato GIF, anche se qualcosa di analogo sta venendo messo a punto anche per il formato JPEG.
Infine, il tipo di GIF più particolare di tutti: il GIF animato. Riscoperto solo da pochi mesi, prevede la possibilità di memorizzare in un singolo file GIF non una ma una serie di immagini, che il browser visualizzerà come fotogrammi successivi, creando di fatto una animazione. All'interno del formato sono previste varie opzioni utili per l'animazione; la Netscape ha inoltre provveduto a creare una "estensione per il ciclo" (looping extension) che permette la ripetizione ciclica dell'animazione. In questo modo, si possono realizzare semplici animazioni da inserire nelle pagine, con un rapporto tra "peso" (dimensioni dei file, difficoltà di realizzazione) e prestazioni veramente ottimo. Al momento, le animazioni GIF sono supportate solo da Netscape 2 o superiori.
Queste possibilità possono essere cumulate tra loro; tuttavia, è necessario disporre di programmi che usino la versione GIF89a del formato GIF, invece della più vecchia GIF87a, usata comunemente in precedenza. Per quanto riguarda i GIF trasparenti, esiste l'utility per DOS GifTrans, che converte da GIF87a a GIF89a; sono tuttavia consigliati i programmi LView Pro, o Paint Shop Pro per Windows, che dispondono della possibilità di salvare GIF interlacciati e trasparenti, selezionando con semplicità il colore di fondo. Conviene solitamente creare l'immagine GIF con un altro programma, e "passarla" in LView solo per effettuare la conversione in GIF89a e la selezione del colore di fondo. Per creare i GIF animati, invece, l'unica possibilità attualmente esistente è GIF Construction Set; sarà bene tuttavia leggere le pagine informative sull'animazione GIF, che possono essere raggiunte a partire dal sito di Netscape.
A partire dalla versione 1.1 di Netscape, e successivamente in tutti gli altri browser, è stata fornita all'utente la possibilità di specificare uno sfondo (background) per la propria pagina.
Uno sfondo non è altro che una comune immagine, che invece di venire visualizzata a parte viene utilizzata come "piastrella" e ripetuta all'infinito per riempire la finestra del browser; il testo, le altre immagini e tutto quel che è posto nella pagina vengono poi "disegnati" sopra di essa. Per questo motivo, è utile scegliere lo sfondo con criterio:
Uno sfondo può essere un ottimo modo per distinguere le vostre pagine dal resto del mondo, cosa sempre auspicabile; tuttavia un cattivo sfondo è peggio che nessuno sfondo.
Nei browser più recenti (Netscape 2 e compatibili) è stata prevista la possibilità di suddividere lo schermo in più aree tra loro indipendenti, ciascuna contenente un diverso documento HTML. In questo modo, è possibile mantenere permanentemente sullo schermo alcune parti fisse, come un indice o una pulsantiera, disponendo nel contempo di una o più altre finestre in cui visualizzare le pagine selezionate dall'utente. Anche questa caratteristica, se utilizzata a sproposito, può risultare più un impaccio che un aiuto.
Prima di inserire dei frame nella vostra pagina, è necessario che valutiate se essi sono strettamente necessari. Difatti, il caricamento di una pagina con frame è decisamente più lungo rispetto a quello di una pagina normale, poichè è necessario caricare un documento per ogni riquadro più un documento di impaginazione generale. Inoltre, tutti gli utenti con un browser un po' vecchiotto non potranno vedere la vostra pagina (al solito, gli utenti di browser solo testo sono tagliati fuori); è possibile creare una pagina alternativa che viene visualizzata solo dai browser che non supportano i riquadri, ma è comunque necessario organizzare con attenzione l'intero sistema di pagine, in modo che funzioni con entrambi i tipi di browser.
Analogamente, bisogna gestire molto attentamente le "destinazioni" dei rimandi: per tutte le istruzioni del tipo A HREF..., ossia nei rimandi, è necessario essere sicuri di dove esattamente verrà visualizzato il documento richiamato; in assenza di indicazioni, esso sarà difatti mostrato nello stesso riquadro in cui è posto il documento che conteneva il rimando, ma è possibile indicare al browser di utilizzare un altro riquadro per visualizzare il documento richiamato, tramite l'attributo TARGET della tag. In particolare, un rimando con TARGET="_top" provocherà l'eliminazione dei riquadri e la visualizzazione del documento richiamato nell'intero schermo disponibile, cosa assolutamente necessaria per i rimandi che portano fuori dall'insieme di pagine che deve venire gestito con i riquadri. Se non si prendono opportuni provvedimenti, è facile trasformare la navigazione tra pagine con riquadri in veri e propri incubi...
Tecnicamente, come già accennato, la creazione di riquadri richiede la stesura di un documento HTML contenente, al posto del BODY, una sezione FRAMESET, che permette di suddividere lo schermo in una griglia di riquadri, e contiene al suo interno due o più istruzioni FRAME, che permettono di dichiarare gli indirizzi dei documenti da visualizzare e il nome di ciascun riquadro (che sarà poi utilizzabile come TARGET); è possibile anche inserire, all'interno della tag NOFRAMES, un documento che viene visualizzato dai browser che non supportano i frame. Per realizzare suddivisioni "asimmetriche" è possibile sostituire ad una istruzione FRAME una nuova sezione FRAMESET, che permette di suddividere ulteriormente il riquadro corrispondente.
L'indirizzo a cui corrisponde una pagina divisa in riquadri è quello del documento di impaginazione; per questo motivo, e per semplificare la gestione del sito, è di solito opportuno porre tale file, insieme a tutte le varie pagine che andranno visualizzate nei riquadri via via che l'utente seleziona i rimandi, in una unica directory, e chiamarlo index.html. L'indirizzo di una pagina con riquadri è sempre quello del documento di impaginazione, e non varia neanche quando l'utente seleziona rimandi che modificano il contenuto di uno o più riquadri; ogni volta che l'utente seleziona l'indirizzo - anche se, ad esempio, l'indirizzo deriva da un bookmark che è stato inserito dopo aver selezionato un certo numero di rimandi e aver modificato il contenuto di uno o più riquadri -, i riquadri verranno sempre mostrati con il contenuto di "default" (quello indicato nel documento di impaginazione). E ciò costituisce un altro ottimo motivo per non usare i riquadri...
Un form o modulo è un insieme di caselle da compilare. Usualmente termina con un pulsnate di invia con il quale i dati scritti nelle caselle saranno mandati al destinatario prefissato di quel modulo.